Chiuso per ferie: cosa fa la tua attività online mentre tu non ci sei
Oggi è Ferragosto. Se hai una piccola attività, con ogni probabilità la serranda è giù, il telefono dell’ufficio è staccato e hai fatto bene. Il punto è un altro: chi ti cerca oggi non sa che sei chiuso. Digita quello che gli serve, guarda i primi tre risultati e sceglie. Se tu in quei tre non ci sei, o ci sei ma sembri sparito, la sua richiesta non ti aspetta: va da un altro. Silenziosamente, senza che tu ne sappia mai niente.
È il motivo per cui agosto è il mese in cui si perdono più contatti senza accorgersene. Non perché arrivi meno gente, ma perché quella che arriva non trova nessuno dall’altra parte.
Ad agosto la gente cerca lo stesso, anzi
C’è un’idea comoda e sbagliata: che ad agosto sia tutto fermo. In parte è vero per il lavoro che fai, molto meno per il lavoro che ti cercano. Chi è in ferie ha finalmente tempo per fare le cose rimandate tutto l’anno, e una di quelle è quasi sempre “mi informo per il preventivo”.
Poi ci sono le richieste che non guardano il calendario. Il guasto in casa, il condizionatore che molla nella settimana più calda, l’attività che va avanti in agosto e ha bisogno di un fornitore adesso. Nelle nostre zone c’è anche chi passa in ferie e si guarda intorno: nella provincia di Pavia, tra i navigli, il Ticino e le strade delle risaie, ad agosto gira gente che d’inverno non c’è.
Sono tutte richieste calde, che si decidono in pochi minuti. E che vanno alla prima attività che risponde in modo credibile.
Il “chiuso per ferie” scritto solo sulla porta
Il cartello sulla serranda lo legge una persona sola: quella che è già arrivata davanti alla tua porta. Tutte le altre, che sono la maggioranza, ti cercano dal telefono mentre sono altrove. Per loro, l’informazione va scritta dove guardano davvero: la scheda Google della tua attività e il tuo sito.
Qui succede la cosa che mi fa più rabbia, perché costa zero sistemarla. Un cliente cerca, trova la tua scheda che dice “Aperto ora” perché nessuno l’ha aggiornata, prova a chiamare, non risponde nessuno. Non pensa “saranno in ferie”. Pensa che l’attività non funzioni. Ed è un danno che si porta dietro anche a settembre.
Le quattro cose che lavorano al posto tuo
Nessuna di queste ti chiede di lavorare in ferie. Si preparano prima, in mezz’ora scarsa.
- Le date di chiusura scritte dove la gente guarda. Sulla scheda Google e in evidenza sul sito, non solo sulla porta. Chi cerca capisce subito la situazione e non se ne va convinto che tu non esista più.
- La data di rientro, non solo la parola “chiuso”. Sono due messaggi diversi. “Chiuso” è un vicolo cieco, la persona esce e cerca un altro. “Torniamo lunedì 25 agosto” è un appuntamento: una parte di quelle persone ti aspetta, se quello che vendi vale l’attesa.
- Un modulo che raccoglie, invece di una mail generica. Se l’unico contatto è una casella email, la richiesta di agosto finisce sepolta tra le newsletter e la ritrovi a ottobre. Un modulo sul sito mette la richiesta in un posto ordinato, con scritto chi è, cosa vuole e quando l’ha chiesto. Al rientro le trovi tutte in fila, e nessuna è evaporata.
- Una risposta automatica che dice la verità. Non quelle frasi vuote da azienda grande. Una riga onesta funziona meglio: abbiamo ricevuto la tua richiesta, siamo chiusi fino al 25, ti rispondiamo entro due giorni dalla riapertura. La persona sa dove sta e smette di cercare altrove.
Attenzione a non capire male questa cosa
Non ti sto dicendo di lavorare ad agosto. Le ferie servono, e chi ha una piccola attività di solito ne fa già poche.
La differenza è tutta qui, ed è grossa: l’obiettivo non è rispondere mentre sei chiuso, è non perdere le richieste che arrivano mentre sei chiuso. Sono due cose diverse. La prima ti rovina le vacanze e non serve quasi mai. La seconda si prepara una volta a luglio e poi va da sola, mentre tu sei al mare, e ti fa trovare il lavoro pronto sulla scrivania al rientro.
La settimana dopo Ferragosto è quella che conta
Da domani in poi comincia la parte utile dell’estate per chi ha un’attività. Le giornate sono lente, il telefono squilla poco, e per una volta c’è il tempo di guardare come è andato l’anno invece di rincorrerlo. È il momento in cui si decide cosa fare a settembre, che è il vero capodanno di chi lavora.
Se vuoi un esercizio concreto da fare in questi giorni, è questo: conta le richieste arrivate da inizio agosto e chiediti quante ne hai perse senza saperlo. Le chiamate senza risposta non lasciano traccia, ma un’idea te la fai lo stesso. Se il numero ti sembra alto, hai già trovato la prima cosa da sistemare per l’anno prossimo.
Quando invece va bene così
Per onestà, come sempre. Se la tua attività ad agosto è ferma davvero, perché sono chiusi anche i tuoi fornitori e i tuoi clienti, e in due settimane non ti cerca nessuno, non montare un impianto per due email. Aggiorna gli orari sulla scheda Google, che è gratis e ti prende cinque minuti, e sei a posto così.
Il discorso vale se ti accorgi che qualcosa in agosto si muove: qualche chiamata persa, qualche messaggio a cui hai risposto in ritardo, la sensazione di aver mancato un paio di occasioni. Quella sensazione, di solito, è un dato vero travestito da impressione.
In conclusione
Un sito e una scheda aggiornata non sostituiscono te. Fanno una cosa più modesta e più utile: tengono la porta aperta quando tu non ci sei, raccolgono quello che passa e te lo consegnano quando torni. Per una piccola attività, in due settimane di agosto, può valere più di quanto sembri.
Buon Ferragosto. E se al rientro ti accorgi che qualcosa in queste settimane si è perso per strada, raccontaci come arrivano oggi le richieste dei tuoi clienti: ti diciamo con franchezza se c’è un buco da chiudere, e se conviene chiuderlo.